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Roddino - Un libro presentato "dal vivo" con la Biblioteca

Venerdì 2 Settembre 2011, sulla scalinata della Parrocchiale di Santa Margherita, l'incontro con Tiziano Gaia, autore del libro "Puoi chiamarmi fratello"

 

Roddino - Venerdì 2 Settembre 2011, sulla “scalinata ritrovata” della Parrocchiale di Santa Margherita

 

Venerdì 2 Settembre 2011, a cura della Biblioteca Civica di Roddino e sotto la regia della docente Silvia Liberino, si svolgerà il primo di una nuova serie di appuntamenti a sfondo culturale.

 

In una location suggestiva quale la rinnovata scalinata della Parrocchiale di Santa Margherita, recuperata alla fine di un intenso lavoro condotto dall’Amministrazione comunale, si terrà la presentazione del libro dal titolo “Puoi chiamarmi fratello”, edito dalla Instar Libri di Torino e firmato dal giornalista e scrittore castellinaldese Tiziano Gaia.

 

Si tratta di un’opera scritta in modo “volutamente leggero ed autoironico” secondo la stessa definizione di Gaia, tutta incentrata sul vivo rapporto tra l’autore ed il suo amico Christian Kouabite: questi è infatti il vero protagonista di una storia messa per iscritto a metà strada tra il reportage e la letteratura, raccontando così la nascita della loro amicizia in carcere nei loro rispettivi ruoli di formatore e di detenuto, ed il loro viaggio di ritorno a casa dello stesso Christian, in un Camerun ricco di valori, contraddizioni ed incredibili similitudini per quanto riguarda il rapporto tra le persone ed il proprio territorio.

 

La formula scelta per questa iniziativa è quella “live”, al chiaro di luna ed in una cornice in cui non mancheranno sorprese per tutti gli intervenuti.

 

Che dire su questo autentico “cammino di vita” che merita davvero di essere letto? Essenzialmente, “Puoi chiamarmi fratello” racconta l'evolversi del forte legame nato tra il roerino Tiziano e Christian, camerunese di origine ma con molti anni alle spalle vissuti tra Francia, Italia e Canada: conosciuti a vicenda in un posto estremo come il carcere torinese delle Vallette durante un progetto di reinserimento sociale, questo rapporto tra un uomo libero ed un detenuto per reati connessi allo spaccio di droga ha fatto scaturire la scintilla dell'amicizia. Terminato il periodo di pena, questo rapporto è finalmente divampato con la richiesta fatta da Kouabite a Gaia e rivolta ad accompagnarlo nuovamente a casa, in Camerun, nel 2009. «Ne è scaturito così un viaggio nell’“altra vita” di Christian, fatta di una famiglia allargata che conta centinaia di membri, di una radice che i lunghi anni europei hanno allentato ma non reciso del tutto, e soprattutto di tanti ragazzi che sognano di scappare nell’opulento emisfero nord. Una realtà fatta di illusioni infrante e nuove forme di colonialismo, stereotipi e luoghi comuni, a cominciare da una visione troppo semplificata del fenomeno migratorio, ma anche di slanci, miserie, bellezze selvagge e opportunità», come anticipa l'autore. In questa storia vera, in cui lo stesso gioco del calcio (contesto ormai cosmopolita e spesso “trait d'union” tra molti argomenti) ha la sua rilevanza, c'è di più: «Anche che quello che stiamo vedendo in questi giorni non è nulla rispetto a ciò che vedremo: chiunque metta il naso al di sotto del Mediterraneo, pare, può testimoniare che qualunque politica o ideologia dei respingimenti con la forza e dei permessi temporanei è una battaglia di retroguardia, già sconfitta dalla storia che verrà».